Integratori di ferro9 min di lettura

Ferro bisglicinato: cos’è, effetti collaterali e come sceglierlo

Il ferro bisglicinato è ferro legato alla glicina, che gli studi indicano come più delicato dei sali classici. Cosa dicono gli studi, come leggere i mg e come si confronta con il liposomiale.

Leena Bloom
Autrice: Leena Bloom·Verificato da: Redazione FerraBloom
Pubblicato:
Capsule di ferro bisglicinato in una ciotolina con un bicchiere d'acqua
Indice
  1. Cos’è il ferro bisglicinato?
  2. Perché il ferro bisglicinato è considerato più delicato?
  3. Il ferro bisglicinato si assorbe meglio?
  4. Ferro bisglicinato: quali sono gli effetti collaterali?
  5. Quanti mg di ferro bisglicinato prendere?
  6. Ferro bisglicinato o liposomiale: quale scegliere?
  7. Come prendere il ferro bisglicinato?
  8. A chi può essere utile il ferro bisglicinato?
  9. Quando parlare con il medico?
  10. Domande frequenti
  11. Fonti
In breve
  • Il ferro bisglicinato è ferro legato a due molecole di glicina, un aminoacido: si forma un “chelato” stabile, diverso dai sali classici come il solfato ferroso.
  • Gli studi suggeriscono che sia una forma più delicata: in una meta-analisi di 17 studi, nelle donne in gravidanza ha dato meno disturbi gastrointestinali rispetto ad altri integratori di ferro. Sulle altre donne i dati sono pochi.
  • Sull’etichetta conta il ferro elementare, non il peso del bisglicinato: 14 mg di ferro corrispondono al 100% del valore nutritivo di riferimento.
  • Bisglicinato e liposomiale non si escludono: esistono formule con bisglicinato racchiuso in liposomi. Prima di scegliere, servono gli esami.

Hai già provato il ferro e ricordi soprattutto il mal di stomaco, la stitichezza, la voglia di smettere dopo dieci giorni. Poi in farmacia o online leggi “bisglicinato”, “chelato”, “gastroprotetto” e ti chiedi se sia davvero diverso o solo un nome più elegante.

Qui trovi cos’è il ferro bisglicinato, cosa dicono gli studi su tollerabilità e assorbimento, quali effetti collaterali può dare, come leggere i milligrammi sull’etichetta e come si confronta con il ferro liposomiale e con il solfato. Con quello che si sa e con quello che ancora non si sa.

cosa controllare sull'etichetta di un integratore di ferro bisglicinato
Prima di comprare: le voci dell'etichetta che contano davvero.

Cos’è il ferro bisglicinato?

Il ferro bisglicinato è una forma di ferro in cui un atomo di ferro è legato a due molecole di glicina, l’aminoacido più piccolo. Questo legame, detto chelato, rende il composto più stabile rispetto ai sali di ferro classici. Sulle etichette lo trovi come ferro bisglicinato, bisglicinato ferroso o ferro bisglicinato chelato.

Come tutto il ferro degli integratori, è ferro “non eme”, cioè non quello della carne. La differenza rispetto al solfato o al fumarato sta nel modo in cui il ferro arriva nell’intestino: legato all’aminoacido, invece che libero in forma di sale. Si ritiene che questo riduca il contatto diretto del ferro con la mucosa e quindi i fastidi, anche se il meccanismo esatto è ancora studiato.

Perché il ferro bisglicinato è considerato più delicato?

Perché gli studi suggeriscono meno disturbi gastrointestinali rispetto ai sali classici. Una meta-analisi del 2023 su 17 studi randomizzati ha osservato, nelle donne in gravidanza, circa il 64% in meno di disturbi gastrointestinali con il bisglicinato rispetto ad altri integratori di ferro, e un’emoglobina leggermente più alta.[2]

Il termine di paragone conta. Il solfato ferroso, la forma più usata nei farmaci, in una meta-analisi di 43 studi ha aumentato in modo significativo nausea, stitichezza e dolore addominale rispetto al placebo.[1] Sono proprio questi disturbi a far interrompere il ferro a molte donne, e un ferro sospeso dopo due settimane serve a poco.

Ci sono però dei limiti. Gli studi inclusi riguardano soprattutto donne in gravidanza e bambini, e nei bambini non sono emerse differenze significative di emoglobina o ferritina. Sulle donne adulte non in gravidanza i dati sono pochi, e gli stessi autori chiedono nuovi studi in altre popolazioni. Il quadro è incoraggiante, ma non garantisce che tu non abbia fastidi.

Il ferro bisglicinato si assorbe meglio?

Gli studi suggeriscono che si assorba bene, ma dire che si assorbe “meglio” di ogni altra forma è troppo. Nelle donne in gravidanza la meta-analisi ha visto un’emoglobina un po’ più alta rispetto ad altri integratori; per le altre persone i dati sono pochi. Quanto ferro assorbi dipende soprattutto da quanto ne hai bisogno: più le riserve sono basse, più l’intestino ne prende.[2][5]

In pratica, la forma che funziona di più è spesso quella che riesci a prendere ogni giorno per mesi. Un ferro molto assorbito ma che ti fa stare male finisce nel cassetto.

Ferro bisglicinato: quali sono gli effetti collaterali?

Il bisglicinato può dare gli stessi effetti collaterali delle altre forme di ferro, cioè nausea, mal di stomaco, stitichezza o feci più morbide e feci scure. Gli studi suggeriscono che siano meno frequenti rispetto al solfato ferroso, soprattutto in gravidanza, dove ci sono più dati. Le feci scure sono normali con il ferro; quelle nere come catrame, con malessere, vanno segnalate.[1][2]

  • Nausea o peso allo stomaco: spesso migliorano prendendolo con un piccolo pasto.
  • Stitichezza: acqua, fibre e movimento aiutano; se persiste, parlane con il medico o il farmacista.
  • Feci scure o verdastre: sono un effetto atteso del ferro non assorbito.
  • Sapore metallico: più frequente con gocce e sciroppi che con le capsule.

Tutti i trucchi per gestire questi disturbi sono nel nostro articolo sugli effetti collaterali del ferro.

Leggi ancheQuale ferro scegliere? Forme di ferro a confronto: bisglicinato, liposomiale, solfato

Quanti mg di ferro bisglicinato prendere?

Guarda i milligrammi di ferro elementare, non quelli del bisglicinato: è il ferro che conta. Il valore nutritivo di riferimento (VNR) è 14 mg, quindi 28 mg di ferro equivalgono al 200% VNR. L’EFSA indica 40 mg al giorno, da tutte le fonti, come livello di assunzione sicuro per gli adulti. Dosi più alte si usano solo su indicazione medica.[3]

Un esempio di riga in etichetta: “Ferro (da ferro bisglicinato) 28 mg, 200% VNR”. Se trovi scritto solo “ferro bisglicinato 100 mg”, quei 100 mg non sono tutto ferro: il composto pesa più del ferro che contiene. Cerca la riga del ferro elementare nella tabella nutrizionale.

Quanto ferro serve ogni giorno a una donna, dal cibo e in totale, lo trovi nell’articolo sul fabbisogno di ferro giornaliero. Il dosaggio giusto per te, se hai una carenza, lo decide il medico in base agli esami.

Consiglio: fotografa la tabella nutrizionale degli integratori che prendi già (multivitaminici, prodotti per capelli) e sommali. Il ferro si nasconde in molte formule, e alla visita il medico apprezzerà il conto fatto.

Ferro bisglicinato o liposomiale: quale scegliere?

Non è per forza una scelta: il bisglicinato descrive il composto del ferro, il liposomiale descrive l’involucro. Esistono quindi anche formule con ferro bisglicinato racchiuso in liposomi, piccole vescicole di fosfolipidi. Le prove disponibili non sono le stesse per tutte le forme; la scelta migliore è quella che tolleri e prendi con costanza.[1][2]

Solfato, bisglicinato e liposomiale a confronto
FormaCom’è fattaTollerabilitàProve disponibili
Solfato ferrosoSale di ferroDisturbi gastrointestinali frequentiMolte: è lo standard dei farmaci
BisglicinatoFerro legato a due molecole di glicinaNegli studi, meno disturbi rispetto ai saliDiversi studi randomizzati, soprattutto in gravidanza e nei bambini
LiposomialeFerro racchiuso in vescicole di fosfolipidiPensato per essere delicatoModelli di laboratorio, studi piccoli e pediatrici
Bisglicinato liposomialeBisglicinato all’interno di liposomiPensato per essere delicatoDati soprattutto di laboratorio

FerraBloom Feritin+, per esempio, usa ferro bisglicinato liposomiale (LIPOSOVIT®-Fe). In un modello di laboratorio (cellule Caco-2) il ferro incapsulato è stato assorbito circa il doppio rispetto al ferro non incapsulato: sono dati su cellule, non su persone. Gli studi sul bisglicinato citati sopra riguardano altri prodotti, non questo. Approfondisci nella guida al ferro liposomiale.

Leggi ancheFerro liposomiale: cos’è, come funziona e quando sceglierlo

Come prendere il ferro bisglicinato?

Prendilo ogni giorno alla stessa ora, con acqua o una spremuta, lontano da caffè, tè, latte e integratori di calcio o magnesio (circa 2 ore). La vitamina C aumenta l’assorbimento del ferro. Se ti dà fastidio a stomaco vuoto, un piccolo pasto senza latticini è un buon compromesso.[4]

Gli orari, il discorso dei giorni alterni e cosa fare se dimentichi una dose sono nell’articolo su quando prendere il ferro. Se prendi anche magnesio, zinco o calcio, tieni il ferro lontano da ciascuno.

capsule bianche in una ciotolina accanto a un bicchiere d'acqua e mezza arancia
Acqua o una spremuta, e il caffè a un'ora o due di distanza.

A chi può essere utile il ferro bisglicinato?

Può essere una scelta sensata per chi ha una carenza di ferro confermata dagli esami e ha avuto disturbi con i sali classici, per chi ha un fabbisogno alto (cicli abbondanti, alimentazione vegetale, sport di resistenza) e per chi cerca una formula da prendere a lungo con il medico. Non va preso “per sicurezza” senza esami.[5]

Il primo passo resta il prelievo: ferritina, emocromo e PCR. Se la ferritina è alta o hai l’emocromatosi, il ferro non va preso. Se sei vegana, controlla anche che la capsula sia vegetale (HPMC) e non di gelatina.

Quando parlare con il medico?

  • prima di iniziare, per confermare la carenza con gli esami e cercarne la causa,
  • se sei in gravidanza o allatti,
  • se prendi farmaci, per esempio levotiroxina, gastroprotettori o alcuni antibiotici,
  • se hai ferritina alta, emocromatosi o una malattia del fegato,
  • se i disturbi di stomaco o intestino non passano,
  • se dopo 8–12 settimane di assunzione regolare gli esami non migliorano.

Per avere tutto in un unico documento, con le domande da fare al medico, scarica la nostra guida gratuita di 20 pagine sulla ferritina.

Domande frequenti

Il ferro bisglicinato è un farmaco?

In Italia il ferro bisglicinato si trova soprattutto negli integratori alimentari, venduti senza ricetta. I farmaci a base di ferro usano di solito altre forme, come il solfato ferroso, e dosi più alte. Il fatto che sia un integratore non significa che vada preso senza esami: chiedi comunque al medico.

Il ferro bisglicinato fa venire stitichezza?

Può succedere. Gli studi suggeriscono che i disturbi gastrointestinali, stitichezza compresa, siano meno frequenti rispetto al solfato ferroso, ma i dati vengono soprattutto da donne in gravidanza. La risposta è individuale. Bere a sufficienza, mangiare fibre e muoverti aiuta; se la stitichezza persiste, parlane con il medico o il farmacista.

Si può prendere il ferro bisglicinato a stomaco pieno?

Sì, se a stomaco vuoto ti dà fastidio. L’assorbimento può essere un po’ minore con il cibo, soprattutto con latticini, tè e caffè, ma prenderlo con regolarità conta di più. Una buona soluzione è un piccolo pasto senza latte, con una fonte di vitamina C.

Meglio ferro bisglicinato con vitamina C?

La vitamina C aumenta l’assorbimento del ferro, quindi l’abbinamento ha senso. Non servono dosi alte: basta una spremuta d’arancia o un kiwi nello stesso momento, oppure una formula che contenga già vitamina C. Evita invece di prenderlo con caffè, tè o latte.

Per quanto tempo si prende il ferro bisglicinato?

Dipende dagli esami e dalla causa della carenza. In genere la ferritina si ricontrolla dopo 8–12 settimane di assunzione regolare e la ricostruzione delle riserve richiede spesso 3–6 mesi. La durata giusta per te la stabilisce il medico.

Fonti

  1. Tolkien Z. et al. Ferrous sulfate supplementation causes significant gastrointestinal side-effects in adults: a systematic review and meta-analysis. PLoS One. 2015;10(2):e0117383. doi.org
  2. Fischer JAJ. et al. The effects of oral ferrous bisglycinate supplementation on hemoglobin and ferritin concentrations in adults and children: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Nutr Rev. 2023;81(8):904–920. doi.org
  3. EFSA NDA Panel. Scientific opinion on the tolerable upper intake level for iron. EFSA Journal. 2024;22(6):e8819. doi.org
  4. National Institutes of Health, Office of Dietary Supplements. Iron: Fact Sheet for Health Professionals. ods.od.nih.gov
  5. Iolascon A. et al. Recommendations for diagnosis, treatment and prevention of iron deficiency and iron deficiency anaemia. HemaSphere (EHA). 2024;8(7):e108. doi.org

L’articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Prima di iniziare un’integrazione consulta il medico o il farmacista.

Leena Bloom

Leena Bloom

consulente per integratori alimentari

Consulente per integratori alimentari e volto del marchio FerraBloom. Scrive di ferro, ferritina e salute dei capelli sulla base di linee guida e studi aggiornati. Ogni testo è verificato dalla Redazione FerraBloom. Tutti gli articoli · Politica editoriale

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